venerdì 31 ottobre 2008

POSSIBILI INTERVENTI SU EDIFICI ESISTENTI






POSSIBILE RIFUNZIONALIZZAZIONE DI UN PALAZZO STORICO IN PIAZZA SAN CARLO- TORINO

Ho immaginato di dover rifunzionalizzare un edificio storico di piazza San Carlo trasformandolo in edificio ad uso residenziale.
L'intervento avviene interamente dentro all'edificio per non toccare le facciate storiche.
A partire dal piano superiore all'ammezzato (il piano terra ospita negozi e il piano ammezzato i magazzini) ho creato un corridoio buco che divide l'edificio in due maniche lunghe.
Questo spazio centrale che si viene a creare è illuminato dall'alto. Nella parte corrispondente al "buco" le tegole sono state sostituite da una superficie vetrata apribile in modo da ventilare e illuminare il corridoio e gli alloggi.
Le due maniche sono composte da alloggi in duplex creati nell'altezza del secondo piano nobile e da alloggi più tradizionali di elevate metrature ai piani superiori.
Al secondo piano i due duplex centrali si allungano con due volumi trasversali che vanno ad unire le maniche creando un'alternanza di pieni e vuoti.
All'ultimo piano i volumi trasversali divengono i terrazzini verdi di due allogi prendendo sole e aria dal tetto.
In alcuni schizzi si nota come tali soluzioni potrebbero essere migliorate introducendo un sistema di passerelle aeree e accessi a ballatoio per avere tagli di alloggi
più piccoli.











S

RIPROGETTARE I TERRITORI

“Per ritrovare il possesso di noi stessi, dovremmo senz’altro incominciare col riprendere possesso del paesaggio e ristrutturarlo nel suo insieme.”
Lewis Mumford

Quante brutture si vedono percorrendo una qualsiasi statale di collegamento tra due città.
Villette con tanto di colonnine e sette nani, villaggi di casette a schiera con portici archetti e tutti quegli elementi del repertorio "disneiano" che piace tanto alla famigliola medio borghese e che fa tanto ruruale!
Ma non è finita, perchè il campionario degli orrori include anche capannoni prefabbricati con uffici amministrativi dotati di vetri specchianti facenti risaltare gli elementi piramidali o trapezoidali, scatoloni in cemento con applicate insegne publicizzanti il contenuto, vecchie cascine decadenti che sembran ormai soffocate dalle nuove costruzioni, e ancora villette, casette a schiera e poi come per magia grossi vuoti adibiti a parcheggio per ipermercati facenti parte della categoria scatolone addobbato.













Quelo che si prova percorrendo in auto una di queste statali è confusione mista ad estraniamento; non si è più certi del posto in cui ci si trova perchè standarizzato e reso uguale a molti altri, impersonale, privo di una propria identità.
Un luogo qualunque per gente qualunque! Marionette guidate da fili dentro ad una scena che si ripete uguale a se stessa su tutto il territorio italiano.
L'Italia era bella, ricca di paesaggi e manufatti invidiabili in tutto il mondo: era, non lo è più!
Sta diventando la patria del qualunquismo e i nostri paesaggi ne risentono profondamente.
Si è parlato di città estesa, di città diffusa, ma secondo me nessuno di questi termini riesce a definire queste realtà, poichè non è di una reale espansione urbana che si può parlare.
Nel testo ononimo Giuseppe Barbieri le chiama "Metropoli piccole" e ne spiga il senso:
"Sono semmai metropoli piccole: parti di un territorio costantemente "misurato" dal paesaggio e dalle sue variazioni"
L'organizzazione spaziale è basata sui sistemi della mobilità e i confini sono definiti dal tempo di percorrenza "un'ora forse".
Non esistono spazi di relazione, non esistono nemmeno tutti quegli elementi di urbanizzazione che rendono un luogo vivibile. L'auto è l'elemento indispensabile per relazionarsi con questi territori anonimi.


“Il luogo … ha tre caratteristiche: è identitario e cioè tale da contrassegnare l’identità di chi ci abita; è relazionale nel senso che individua i rapporti reciproci tra i soggetti in funzione di una loro comune appartenenza; è storico perchè rammenta all’ individuo le proprie radici.”

Marc Augè

Nemmeno una di queste caratteristiche è presente in questi "non luoghi", la standarizzazione è il cavallo vincente e l'individualismo regna sovrano.
Sogni di democrazia rappresentati da colonnine, nani, archetti e giardini con tanto di barbeque.
Copie di quella illusione americana della "Happy Family" che abita fuori dal caos metropolitano per godersi appieno la tranquillità agreste in paesaggi arificiali simili a scenografie da telefilm.
Il piccolo borghese arricchito non si sente del tutto realizzato se non possiede una di queste fantastiche villette accessoriate da auto abnormi parcheggiate nel garage.
Il trionfo del cattivo gusto!!












Come fare a migliorare questa situazione?
Come possiamo fare a ritrasformare in luoghi questi territori?
Nel libro "Metropoli Piccole" Barbieri vede la soluzione nel Progetto.
Progetto inteso più come Processo definito dal dialogo di più soggetti apportanti idee e significati differenti che sovrapponendosi tra loro ridefiniscono e contribuiscono a creare nuove forme per il territorio.
La progettazione dovrebbe essere suddivisa in due gruppi: un primo che lavori su Macro-scala e che definisca i caratteri essenziali, una sorta di progetto-guida per passare alla seconda fase su Micro-scala rappresentante il vero e proprio progetto fisico.
Non una pianificazione alla vecchia maniera, rigida impostata su norme e su divieti ma una progettazione propositiva e flessibile capace di adattarsi alla situazione specifica.
Un progetto architettonico più che urbanistico, in quanto è proprio l'architettura l'arte capace di plasmare gli spazi secondo principi estetico-funzionali.
Per fare questo bisogna che gli architetti mutino il loro modo di lavorare: più che architetti dovrebbero diventare manager capaci di concertare e supervisionare una moltitudine di fattori.
L'edificio non diviene che una piccola parte del processo, è il segno fisico portatore di un idea.
Il progetto si definisce in uno spazio allargato che supera le bariere dei muri per espandersi andando a coinvolgere tutto il territorio per ridefinirne i caratteri.
Come nella Land Art il paesaggio diviene materiale con cui lavorare al pari dei materiali edili; diviene soggetto, non più oggetto immobile da ammirare, deve essere modificato per permettere di estrappolarne i contenuti, le sue matrici storiche.
Solo in questo modo gli individui potranno, riappropriandosi dei propri luoghi, ad affermare le loro identità uscendo dal qualunquismo.












giovedì 17 aprile 2008

IL RIFUGIO

Nel rinascimento all'interno dei giardini che circondavano le residenze delle famiglie benestanti, esistevano dei luoghi segreti collocati in luoghi protetti da sguardi indiscreti: i giardini segreti.
Pensati come veri e propri rifugi in cui il signorotto poteva appartarsi in compagnia di amanti o degli amici più intimi, erano solitamente racchiusi entro mura e concepiti come una vera e propria stanza verde in cui regnavano pace e tranquillità.
Nel progetto qui illustrato ho cercato di concentrare perte dei concetti chiave che caratterizzano l'idea di giardino segreto: la calma , la quiete e sopratutto l'idea di avare uno spazio protetto.
Il progetto è nato per essere inserito sul mio terrazzo: situato in un interno cortile è ad uso esclusivo e l'accesso è controllato da un portoncino ma su di esso affacciano 5 piani di alloggi.
Dunque la mia esigenza è stata quella di avere uno spazio protetto da occhi indiscreti, in cui potermi rifugiare senza dover avere puntati su di me gli occhi dei miei numerosi condomini.
La struttura è in ferro e i tamponamenti in legno e metacrilato colorato.





La copertura è doppia: sopra un bacchettato metallico accoglie la vegetazione rampicante, in modo da formare un tetto verde; sotto pannelli in legno scorrono su guide garantendone l'utilizzo anche nel periodo invernale in cui il verde diviene più rado.



L'intero cubetto è caratterizzato dalla possibilità di aprirsi completamente : i "portelloni tamponati in legno si ribaltano ampliando la superficie calpestabile, mentre i pannelli in acciaio e metacrilato scorrono lateralmente su guide.
Ciò è stato pensato per permettere di avere uno spazio componibile a seconda delle esigenze e anche a seconda delle condizioni ambientali.


Grazie alla possibilità di chiudersi completamente potrà essere utilizzato anche nelle giornate di pioggia e durante il periodo estivo le parti aggiunte potranno fungere da terrazze in cui prendere il sole.




martedì 11 marzo 2008

1 PROGETTO IN 2 SETTIMANE




....Ufff... che fatica!!!
Finalmente è finita questa maledetta consegna per cui abbiam dovuto fare un progetto in due settimane....
Anche io ho fatto la mia piccola parte.
Ho progettato un edificio per abitazioni.

L'edificio è di 5 piani fuori terra, rialzato su piloti, è composto da alloggi in duplex.
Ho studiato 3 moduli, ognuno dei quali è un appartamento duplex, e li ho combinati tra di loro in modo che ogni alloggio potesse avere un terrazzino completamente indipendente per garantire la giusta privacy.














I terrazzini sono esposti a sud per creare l'affaccio della zona giorno, mentre a nord vi sono gli ambienti di servizio.
I duplex sono serviti da un corpo scale centrale che grazie a ballatoi garantisce l'accessibilità anche ai blocchi più esterni.
L'accesso agli appartamenti è al livello del soggiorno posto al piano superiore rispetto alla zona notte.
Dopo aver combinato fra loro i moduli mi sono occupata della scelta dei materiali.
L'idea è quella di ottenere un contrasto tra materiali freddi e leggeri quali il vetro, l'acciaio e la rete microforata, che caratterizzano il blocco scale e i ballatoi della facciata nord, e materiali più caldi e pesanti quali il cemento e il legno utilizzati per i blocchi d'appartamenti.
L'uso del colore è limitato al verde acido del vetro opalino, per il resto la colorazione è data dal materiale stesso.
Il cemento ha due differenti gradazioni di grigio, mentre il legno non è trattato in modo da risultare il più possibile vivo e mutare la colorazione nel tempo.
L'accostamento dei diversi materiali produce dei tagli geometrici che movimentano le facciate.























La facciata nord è caratterizzata dalla struttura in acciaio a vista che soregge i ballatoi protetti dalla rete microforata.
Sul tetto sono stati posizionati pannelli fotovoltaici in grado di posizionarsi a seconda della differente angolazione dei raggi solari grazie a dei sensori.




















Sul fronte sud emerge ancora il blocco dell'ascensore in legno e rete metallica.
Sul lato est è stata posizionata una quinta obliqua in rete microforata per allineare l'edificio all'asse della strada adiacente e nello stesso tempo per schermarlo e proteggerlo.

Inserito nell'area il progetto risulta così


mercoledì 13 febbraio 2008

BARBARA

Ho scovato una poesia col mio nome
una poesia d'amore...
dedicata ad una ragazza
barbara
si chiamava proprio come me.

BARBARA

Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Raggiante rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua su Brest
E t'ho incontrata in rue de Siam
Tu sorridevi
E sorridevo anch'io
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati
Ricordati comunque di quel giorno
Non dimenticare
Un uomo si riparava sotto un portico
E ha gridato il tuo nome
Barbara
E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia
Grondante rapita raggiante
Gettandoti tra le sue braccia
Ricordati di questo Barbara
E non volermene se ti do del tu
Io do del tu a tutti quelli che amo
Anche se non li ho visti che una sola volta
Io do del tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
Sul tuo viso felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull'arsenale
Sul battello d'Ouessant
Oh Barbara
Che cazzata la guerra
E cosa sei diventata adesso
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco acciaio sangue
E lui che ti stringeva fra le braccia
Amorosamente
E forse morto disperso o invece
Vive ancora
Oh Barbara
Piove senza tregua su Brest
Come pioveva prima
Ma non è più così e tutto si è guastato
E' una pioggia di morte desolata e crudele
Non è nemmeno più bufera
Di ferro acciaio sangue
Ma solamente nuvole
Che schiattano come cani
Come cani che spariscono
Seguendo la corrente su Brest
E scappano lontano da Brest
Dove non c'è più niente.

JACQUES PREVERT

mercoledì 6 febbraio 2008

LA LINEA

"La Linea è "parlante" al pari degli occhi e più "parlante" della parola scritta; grazie ad essa, nulla di ciò che caratterizza la sensibilità dei popoli ci resta estraneo."
Henry van de Velde

tratta da: Bruno Zevi, Storia dell'architettura moderna, Vol I, Biblioteca Einaudi.

martedì 8 gennaio 2008

ESAME DI SOCIOLOGIA URBANA



















LA PAURA GLOBALE


"Quelli che lavorano hanno paura di perdere il lavoro.
Quelli che non lavorano hanno la paura di non trovare mai lavoro.
Chi non ha paura della fame ha paura del cibo.
Gli automobilisti hanno paura di camminare e i pedoni hanno paura di essere travolti.
La democrazia ha paura di ricordare e il linguaggio ha paura di parlare.
I civili hanno paura dei militari, i militari hanno paura della mancanza delle armi, le armi hanno paura della mancanza delle guerre.
E' l'epoca della paura.
Paura femminile della violenza dell'uomo e paura maschile della donna senza paura.
Paura dei ladri, paura della polizia.
Paura della porta senza serratura, del tempo senza orologi, del bambino senza televisione,
paura della notte senza pastiglie per dormire e paura del giorno senza pastiglie per svegliarsi.
Paura della folla, paura della solitudine, paura di ciò che è stato e di ciò che può essere,
paura di morire,
paura di vivere"

Galeano, 1999

sabato 5 gennaio 2008

21-12 / 28-12 2007 NY
























"...Il grattacielo ha ripristinato il pedone, lui solo...Egli si muove ansiosamente intorno alla base del grattacielo, pidocchio ai piedi della torre. Il pidocchio sale sulla torre; è notte nella torre oppressa dalle altri torri: tristezza, depressione...

Ma in cima ai gratttacieli più alti, il pidocchio diventa felice. Egli vede l'oceano e le navi; sta al di sopra degli altri pidocchi..."

Le Corbusier "La Ville Radieuse"